“Se si guarda attentamente la vita, si vede sfocato”. Klein
william klein

“Il filtro giusto, la pellicola giusta, la giusta esposizione non erano argomenti che mi interessavano molto. Ho avuto una sola fotocamera per iniziare. Di seconda mano, con due lenti e senza nessun filtro. Quello che mi interessava era immortalare qualcosa sulla pellicola per poi passarla sotto il mio ingranditore, magari per ottenere un altro quadro”. Parola dell’eclettico William Klein, non solo fotografo, ma artista completo essendo anche cineasta, designer e scrittore. Nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, dopo due anni passati nell’esercito si stabilisce a Parigi per diventare pittore. Nel 1954 torna a New York e lavora a un diario fotografico della città raccolto in seguito nel volume Life is Good and Good for You in New York. L’opera gli varrà il prestigioso premio Nadar nel 1956.
Il suo approccio critico e anticonvenzionale al mondo del fotogiornalismo e, in seguito, della moda, si manifesta da un punto di vista tecnico con l’uso di grandangoli, teleobiettivi, illuminazione naturale o blur (sfocatura), passando dal bianco e nero ai colori vivaci, dall’analogico al digitale. Se, quando scattava, capitavano incidenti, come foto eccessivamente granulose, ad alto contrasto, sfocate o mal composte, la creatività geniale di Klein ribaltava questi errori a suo vantaggio.
Volontariamente William Klein ha spesso usato tempi di posa lunghi per dare un effetto di movimento e di sfocatura alle sue foto. Alla domanda sul perché faceva questo, la sua risposta è stata: “Se si guarda attentamente la vita, si vede sfocato. Scuoti la tua mano. La sfocatura è una parte della vita”. Non possiamo certo affermare che i suoi scatti sono sterili e clinici ma, al contrario, pieni di energia e vitalità che animano in essi un ruggente senso di ribellione.
Dal 1954 al 1966 William Klein è anche fotografo di moda per “Vogue” dove, rifiutando le regole convenzionali legate alle pose mondane, cerca invece di produrre una fotografia di moda pulita da tabù e clichè, caratterizzata dal suo occhio ambiguo e ironico.
Tuttavia è lo stesso William Klein a riconoscere nelle “fotografie serie”, come lui le definisce, la sua vera vocazione artistica: si tratta dei reportage su una realtà spesso cruda e sudicia, priva compromessi, di metropoli quali New York, Roma, Mosca e Tokyo che, una volta pubblicati, gli valgono i maggiori successi.
Un grande fotografo che, sulla soglia dei suoi instancabili 87 anni è tornato ad inquadrare vita e colori di Brooklyn, per la prima volta utilizzando solo fotocamere digitali, per un altro ambizioso progetto fotografico, raccolto nelle 120 pagine del volume Brooklin+Klein. Volete incontrare la sua arte? A Milano potrete, da dicembre 2015, presso il Palazzo della Ragione. Attenzione, però: sono fotografie che non scendono a compromessi.
Qui trovate il programma completo degli eventi a Palazzo della Ragione.