La fotografia di Irving Penn: l’esistenza dell’essere umano

Si distinse per il suo stile classico che segnò una frattura con l’impostazione sperimentale, audace e in anticipo sui gusti e i tempi, tipici delle avanguardie.
Stiamo parlando di Irving Penn, fotografo americano al quale Venezia dedica la prima, grande esposizione italiana, a Palazzo Grassi: 130 fotografie dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘80, visibili al pubblico sino al 21 dicembre 2014.
Divenuto a soli 26 anni assistente di Alexander Liberman, art director di Vogue, furono le diverse campagne fotografiche realizzate per la rivista nel mondo della moda, durante gli anni cinquanta del secolo scorso, a conferirgli fama internazionale. Appartengono a quel periodo anche i primi ritratti dei grandi protagonisti del mondo della pittura, del cinema e della letteratura del suo tempo, eseguiti disponendo il soggetto da riprendere davanti a due fondali disposti ad angolo.
Nel 1967 Irving Penn creò un piccolo studio fotografico da viaggio con il quale fu in grado di fotografare i suoi personaggi in ogni parte del mondo e in ogni condizione, utilizzando lo stesso, minimale scenario. Così nacque il reportage Worlds in a small room (mondi in una piccola stanza), nella quale il fotografo raccoglie una serie di scatti etnografici agli abitanti della Repubblica di Dahomey, gli aborigeni della Nuova Guinea, uomini del Marocco e molti altri. Fotografie intense nonché specchio sulle relazioni sociali e i sistemi culturali delle popolazioni incontrate.
Anche la natura morta, all’interno del percorso artistico di Irving Penn, svolge un ruolo di primissimo piano. Per questo, nella mostra in programmazione a Venezia, sono esposte raccolte di fotografie realizzate dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80 nelle quali compaiono composizioni di mozziconi di sigarette, ceste di frutta, così come teschi di animali (fotografati al Museo di Storia Naturale a Praga nel 1986 per la serie “Cranium Architettura”). Di là dalla diversità dei soggetti, la peculiarità di Irving Penn è stata quella di riuscire a coglierne l’effimero, conferendo loro un nuovo valore estetico; unito a questo Venezia ha sempre fascino e credo che Irving Penn valga bene un biglietto del treno.