Guy Bourdin: il fotografo che fece la fortuna di Vogue

Una delle sue prime foto mostra una modella in posa, in haute couture, sotto a numerose teste di mucche macellate. Con questo scatto il fotografo Guy Bourdin iniziò la rivoluzione della pubblicità di moda scomponendone gli elementi essenziali per ricomporli in un’immagine di fantasia che sconfina nel mondo onirico e assume contorni spesso inquietanti e distorti. Era il 1954 quando Guy Bourdin presentò i suoi lavori fotografici alla scrivania di Edmonde Charles-Roux, assistente del direttore di Vogue Francia. Ottenne subito il suo primo incarico per la rivista con la quale firmò molte collaborazioni (dove Vogue diede spesso carta bianca a Bourdin) seguite da importanti campagne pubblicitarie per Charles Jourdan, Versace, Gianfranco Ferrè, Ungaro, Lancetti e Roland Pierre. Bourdin giocò con la falsità intrinseca della pubblicità di moda, esagerandone ancora di più la finzione attraverso ambientazioni fotografiche dalle superfici lucide e i colori netti, dove i modelli erano inseriti con pose plastiche, immersi in una narrazione suggestiva e ambigua, dal gusto surreale. È indubbio che Bourdin debba parte del suo successo alla madre, una pallida ed elegante donna dai capelli rossi, della quale rielaborò in maniera personale l’immagine. Inspirato anche da grandi maestri come Man Ray, Edward Weston e i pittori Magritte e Balthus, Bourdin tramutò in un gioco tetro la classica bellezza femminile. Per questo, nei suoi scatti, compaiono donne invisibili di cui restano solo le gambe e le scarpe col tacco, in sfondi privi di vita. O modelle dai capelli rossi, calate in paesaggi inquietanti, in squallidi corridoi o in situazioni sadiche. La giustapposizione di arte e moda, erotismo e violenza, glamour e orrore, hanno trasformato ogni sua fotografia in un autentico capolavoro e in un potente mezzo di comunicazione pubblicitario. Visionario e autodidatta Guy Bourdin è stato autore di un cambiamento rivoluzionario nella comunicazione per immagini. Egli ha lasciato un’eredità di opere che si muovono dal mondo della moda e dei media a quello dell’arte, ed ha radicalmente rotto le convenzioni della fotografia di moda poiché, in una logica commerciale stravolta, è stato il primo fotografo a dare più importanza all’immagine che al prodotto. Bourdin ha sempre rifiutato di esporre le sue fotografie, di editare libri, di ricevere premi. Oggi una grande retrospettiva di più di 200 sue opere, dal titolo Image-Maker, è visitabile fino al 15 marzo alla Somerset House di Londra.