La folgorante storia dell’Olivetti Programma 101, l’antenato del pc

Nel 1964 nasce l’Olivetti Programma 101, il primo computer da tavolo, progettata dall’ingegner Pier Giorgio Perotto. Siamo nell’epoca dei grossi elaboratori ospitati nei centri di calcolo e la “Perottina” – come era noto il P101 negli ambienti della ditta di Ivrea già da prototipo – non solo promette grandi prestazioni in rapporto alle sue dimensioni ultracompatte, ma si presenta anche in una veste accattivante grazie al design di Mario Bellini, creativo avviato a diventare figura di punta nel suo ramo. Nel 1965 vede la luce il primo desktop della storia. Il lancio del gioiello di Perotto sul mercato d’oltreoceano è testimoniato con la giusta enfasi dal New York Times, il quale ne esalta qualità e quantità in fatto di funzioni generate da programmi informatici, a loro volta supportati da una memoria centrale o anche periferica, per un uso in campo sia scientifico, sia economico. “La programma 101 può automaticamente far girare programmi in grado di svolgere una serie di operazioni aritmetiche. Può anche conservare e ricordare questi programmi, sia al proprio interno, sia all’esterno, e attraverso di loro può prendere semplici decisioni logiche». E poi ancora: «Le sue numerose funzioni ne consentono un utilizzo sia scientifico, sia per business”. A dispetto del prezzo molto elevato (3.200 dollari pari a 17.000 euro attuali), la pionieristica invenzione di casa Olivetti vende in terra statunitense qualcosa come 40.000 esemplari nel solo 1966. La principale novità è che la Programma 101 stava su tavolo e poteva essere usata da chiunque per svolgere qualsiasi tipo di operazione come ad esempio il calcolo degli stipendi. Mario Bellini, il già citato “sarto” della Programma 101, ricevette dopo qualche anno una telefonata d’oltreoceno. Era, l’allora ancor poco conosciuto, Steve Jobs che invitava il Bellini a disegnare per la Apple, sull’onda del grandioso successo otteunuto dalla P101. Purtroppo quello che definiremmo oggi il designer della Perottina, dovette rifiutare l’offerta in quanto aveva firmato un contratto di consulenza esclusiva con l’Olivetti. Le storie di Olivetti e Apple appaiono simili per essere state in grado, in tempi diversi, l’uno erede dell’altro, di realizzare veri e propri oggetti del desiderio. La differenza, però, sta nell’ambiente che li ha visti crescere e operare: Jobs si è potuto fregiare del “made in USA” e, in quanto a tecnologia, questo ha sempre contato parecchio.