Saul Steinberg: a Milano
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Dalla sua penna scaturirono centinaia di giochi e paradossi visivi. Fu un artista che credette nel potere del segno grafico, conferendo al disegno, pulito e senza orpelli, la grande capacità di poter rappresentare alla perfezione un pensiero. Senza pronunciare una parola, attraverso la purezza dei suoi disegni, ridotti a poche linee e segni argutamente manipolati in forme e trame, riuscì a descrivere la società e gli istinti degli uomini. Lo disse egli stesso: “Il disegno, come esperienza e occupazione letteraria, mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. […] Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate […] mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni”.
Saul Steinberg, uno dei più importanti disegnatori del XX° secolo, nacque in Romania ma nel 1933 partì per Milano, dove si mantenne agli studi al Politecnico pubblicando vignette umoristiche sulla rivista satirica Bertoldo.
Del suo modo di rapportarsi all’arte Saul Steinberg diceva “Sono una mano che disegna e basta”. Il suo modo schietto di tradurre in immagini il pensiero oltrepassava le correnti artistiche per gettare radici nella quotidianità tanto che il suo tratto distintivo e il modo di stilizzare la figura umana diverranno d’uso comune tra molti disegnatori.
“Io sono tra i pochi che continuano a disegnare dopo la fine dell’infanzia, persistendo a perfezionare i tratti infantili, senza le tradizionali interruzioni accademiche”. In una sorta di esaltazione dell’umorismo intelligente egli utilizzò il paradosso come strumento di comprensione: giocò con stili diversi all’interno di una stessa illustrazione, si divertì a disegnare sopra alle fotografie e scherzò con il concetto di identità creando fantasiosi passaporti. Gli stessi segni di interpunzione e tutte le decorazioni tipiche della calligrafia e del disegno umoristico non furono mai trattati come semplici contenitori o ornamenti ma uscirono dalla sua matita tramutati in oggetti e simboli funzionali all’illustrazione.
Le sue vignette fecero il giro del mondo, apparendo su alcuni dei più importanti periodici americani quali Life, Time, New Yorker e Harper’s Bazaar.
Dopo aver incarnato un genere d’arte di cui era l’unico cultore e maestro, sotto la sua influenza si formarono più artisti: dal grande cartoonist argentino Quino, che nelle sue illustrazioni satiriche prosegue la tradizione di Steinberg denunciando la stupidità e i paradossi del mondo occidentale; l’italiano Guido Scarabottolo, e i suoi scarni paesaggi metafisici oppure il geniale Serge Bloch che gioca anche lui con il segno minimale e puro per descrivere il mondo.
Una mostra al Politecnico di Milano ripercorre gli anni milanesi di Saul Steinberg e restituisce alcuni, preziosi, frammenti del suo lavoro attento sulla città, l’architettura e gli spazi del vivere quotidiano. La mostra, inaugurata il 20 maggio 2015 alle ore 17.30 presso lo Spazio Mostre “Guido Nardi” (aula Gamma), proseguirà sino al giorno 29. Un’occasione da non perdere!