La street art di Clet: quando la creatività non è riconosciuta
street art clet

È stata arrestata a Osaka in Giappone, il 14 gennaio scorso, Mami Urakawa, la compagna dell’artista francese Clet Abraham, con l’accusa di averlo aiutato ad appendere 80 dei suoi cartelli artistici sui segnali stradali della città. In Giappone si tratta di un reato contro il codice della strada, dunque, la donna rischia dai 3 ai 10 giorni di carcere e una multa di 50.000 yen.
Clet ha subito denunciato l’accaduto nel suo profilo di Facebook; sul social media, dimostrandosi particolarmente attivo, ha dichiarato di esser molto sorpreso per la pena inflitta alla compagna. Clet ha fatto sapere che, pur conoscendo la severità della legislazione giapponese rispetto ad altri paesi, mai avrebbe immaginato una condanna così dura, pensando che lo sgradevole caso si sarebbe risolto con il solo pagamento di un’ammenda.
Vari e discordanti sono i pareri sulla street art e la sua presenza nelle vie o sui muri cittadini e molto particolare è, senza dubbio, il percorso artistico seguito da Clet nell’ultimo periodo: egli incolla degli stickers sui cartelli della segnaletica stradale che, pur rispettandone la leggibilità, li tramuta in simpatiche opere d’arte. La sua idea è di applicare l’arte alla vita quotidiana, modificando il messaggio centrale e unilaterale della segnaletica che s’incontra nelle strade delle città, specialmente nei centri storici, aggiungendo un nuovo significato e dunque altri livelli di lettura.
Come, dunque, la street art si pone l’obiettivo di comunicare ad un vasto pubblico, così Clet ha scelto un social media per rivolgersi a un gran numero di persone, approfittando delle abilità comunicative di cui dispone la piattaforma di Internet per denunciare le azioni ingiuste di cui è vittima e, nello stesso tempo, per pubblicizzare i suoi lavori.
Così, anche l’arte di Clet è ormai entrata ufficialmente nell’accesso diverbio tra l’opinione pubblica e le istituzioni riguardo alla street art in generale. Polemica che vede schierati da un lato persone che, com’è accaduto in Giappone, considerano l’artista un vandalo e sono d’accordo che sia condannato a multe salate e detenzione, se prevista e, dall’altro amministrazioni comunali di capitali europee che, apprezzandone l’arte, lo scelgono in modo istituzionale per intervenire regolarmente sui segnali stradali delle città.
Esemplare è il caso di Parigi, presso le cui scuole Clet è stato chiamato lo scorso anno per tenere delle lezioni che educassero gli studenti al codice della strada. Gli è stato inoltre riconosciuto il merito di rimettere in discussione l’importanza dei cartelli stradali – molto spesso divieti – ormai poco considerati a causa dell’inquinamento visivo in città, riportandoli alla ribalta per far di nuovo attirare l’attenzione su di essi. Ma allora, i divieti, vanno o non vanno rispettati?