Facebook e la privacy. Il caso Cambridge Analytica e Christchurch

Da un po’ di tempo Facebook ha cambiato payoff: the future is private. Il “futuro è privato”, copy che ci fa comprendere come il tema privacy sia diventato centrale per il social di Zuckerberg, soprattutto a seguito dei numerosi episodi raccontati dai mass media di tutto il mondo.

La privacy nel mondo dei social

Facebook, fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg e diversi colleghi, è una piattaforma con l’obiettivo di mettere in contatto le persone attraverso lo scambio di informazioni, immagini, opinioni e messaggi istantanei.
I social network però, per quanto possano sembrare “luoghi virtuali” dove trascorrere il tempo in tranquillità, in realtà nascondono delle insidie di cui ognuno di noi dovrebbe tener conto. Nome, cognome, città, hobby…in modo quasi inconscio rilasciamo una quantità enorme di informazioni più o meno sensibili che vengono utilizzate anche da aziende per indagini di mercato, da politici per indirizzare le loro campagne e da hacker per ottenere guadagni impropriamente o per spionaggio.

Di seguito riportiamo due vicende molto diverse tra di loro, ma unite dal tema “violazione della privacy”; episodi che fanno comprendere come sia necessario mettere questo tema al centro dei nostri giorni, giorni scanditi dall’utilizzo e dei social e – in generale – di internet.

Il caso Cambridge Analytica

Uno dei casi che ha messo in luce la fragilità del tema privacy sui social è stato “Cambridge Analytica”. Raccontiamo la vicenda: Cambridge Analytica era un’azienda specializzata nella raccolta di informazioni dai social: commenti, like, luoghi visitati, foto, etc. Queste informazioni venivano elaborate da algoritmi per creare profili “psicometrici” degli utenti, al fine di creare “microtargeting comportamentali”, pubblicità altamente personalizzate su ogni singola persona.

E Facebook cosa c’entra in questa vicenda? Nel 2014 Kogan, un ricercatore dell’università di Cambridge, creò “thisisyourdigitallife”, un’app che aveva lo scopo di produrre profili psicologici basandosi sulle attività svolte online. Per utilizzare questa app gli utenti dovevano fare login tramite Facebook: in questo modo l’app aveva pieno accesso a tutte le informazioni prodotte dagli utenti su Facebook.

Nel giro di poco tempo l’app venne scaricata da 270mila persone, dando vita a un archivio enorme di informazioni: luogo in cui vivevano gli utenti, gusti, fotografie, amicizie…e lo stesso Kogan condivise tutte queste informazioni, violando i termini d’uso di Facebook.
Zuckerberg venne accusato di raccogliere e utilizzare dati in modo illecito e tutta la vicenda gettò una nube nera sulla questione del trattamento dei dati personali su Facebook. Come si concluse il tutto? Cambridge Analytica chiuse per una grande perdita di clienti e le troppe spese legali. Zuckerberg si scusò pubblicamente e dovette pagare una multa di 5 miliardi di dollari e rivedere le norme sulla privacy.

Il caso Christchurch

Anche il caso Christchurch ha mostrato alcune falle nel sistema di Faceboook. Il 15 marzo 2019 due moschee (a Christchurch), sono state le protagoniste di una diretta Facebook cruenta e mai vista prima d’ora. Un attacco terroristico mostrato live sul social network dallo stesso attentatore che ha ripreso le scene violente dall’inizio alla fine. Il team di Facebook è riuscito a intervenire tempestivamente, riuscendo a limitare la diffusione dei contenuti… Limitazione che non è riuscita a mettere a tacere le grandi polemiche sulla vicenda.

Per evitare il ripetersi di episodi analoghi, Facebook ha deciso di limitare le dirette live. Come? Segnalando e bloccando la possibilità di trasmettere immagini in tempo reale per un certo periodo di tempo a chiunque violi alcune regole. Per ottimizzare questo processo di scrematura dei contenuti ha siglato una partnership con 3 università Statunitensi al fine di individuare audio, immagini e video violenti, cruenti e contro il buon costume.

Privacy e sicurezza: il futuro di Facebook

Alla luce di quanto accaduto, Mark Zuckerberg ha dichiarato all’F8 (conferenza annuale) la necessità di nuove leggi per regolare Internet, in particolare Facebook.

Quattro sono le aree su cui si estenderà il nuovo regolamento:
1. contenuti dannosi, per limitare e disciplinare immagini, video e audio che contengono contenuti quali terrorismo (come nel caso di Christchurch), post di odio razziale o di genere e fake news;
2. integrità elettorale, istituendo leggi sulla pubblicità e sulla politica online;
3. privacy degli utenti, prendendo come punto di riferimento il GDPR per fare chiarezza sulla privacy dei contenuti condivisi e per dar la possibilità di scegliere come gestire le proprie informazioni;
4. portabilità dei dati, con nuove regole sulla responsabilità di protezione dei dati in particolare tra un servizio e l’altro (es. login con Facebook su un’altra app).

Il tema Facebook e privacy non si esaurisce qui, ci sono ancora molte zone d’ombra che dovranno essere affrontate e chiarite.