Il caso di Federica Angeli: “I social media come scorta mediatica”

Nel 1787 Edmund Burke, durante una seduta alla Camera dei Comuni, si rivolse ai cronisti parlamentari chiamandoli “quarto potere”. Questa espressione indicava la precisa funzione che avevano i mezzi di comunicazione, come “cani da guardiadella democrazia.
E chissà cosa penserebbe lo stesso Burke dei social media… Già perché i social media hanno assunto quelle funzioni che erano proprie di stampa e televisione: sui social media ci informiamo, apprendiamo, formuliamo il nostro pensiero, ci indigniamo, ci uniamo al coro di protesta. E, grazie ai social, veniamo a conoscenza dei fatti di cronaca.

In questo articolo vogliamo concentrare l’attenzione su un aspetto particolare: i social media possono diventare una scorta mediatica? Possono diventare alleati della legalità?

La storia di Federica Angeli: i social media per contrastare l’illegalità

Lo spunto per scrivere questo articolo ci è stato fornito dall’intervento della giornalista Federica Angeli fatto nel novembre scorso durante il Social Media Strategies. Durante lo speech Federica ha raccontato la sua esperienza e lo ha fatto utilizzando un punto di vista inedito: quello dei social media usati come scorta.

Federica è una giornalista di Repubblica che vive dal 2013 sotto scorta, dopo aver denunciato le attività illecite del clan Spada di Ostia. Il coraggio della denuncia, la scelta di non voltarsi dall’altra parte, a Federica Angeli sono costati la libertà: un gesto nobile che le ha stravolto la vita, un gesto che non le permetterà più di fare cose assolutamente banali, come prendere un gelato o anche solo starsene da sola su una spiaggia.
I social media sono serviti a Federica per mettere al corrente la community di quello che aveva scoperto, delle attività illegali e delle minacce ricevute. La sua social–denuncia ha innescato in breve tempo il passaparola: si è creata intorno a Federica una community solidale di decine di migliaia di persone.

Una social-scorta

L’intervento di Federica ci ha fatto riflettere su come i social media possono essere usati come cassa di risonanza, possono diventare punto di incontro e di aggregazione, possono diventare portavoce della cittadinanza. Uomini, donne, ragazzi e ragazze si sono uniti attorno alla giornalista, hanno dimostrato vicinanza a lei e disprezzo per i fatti emersi.
I social-riflettori accesi su Federica le hanno permesso di portare avanti la sua missione sentendosi protetta dalla community virtuale. Perché è proprio questa la funzione di una scorta: accompagnare, guidare, sorvegliare una persona al fine di proteggerla.

Come ha affermato la stessa Federica: “I social sono diventati una piazza dove i violenti mostrano i muscoli, è vero: ma è anche vero che, oltre a loro, ci siamo anche noi”. I social possono assumere davvero un ruolo fondamentale, diventare strumento attivo nella diffusione dell’illegalità o preziosi alleati nella preservazione della legalità. A riprova che non esistono strumenti cattivi, si tratta solo di scegliere da che parte stare.