Twitter: storia dell'uccellino che volò via dalla fossa dei leoni
Twitter

L’universo delle imprese digitali è costellato di vicende controverse, scaturite dal decollo vertiginoso di alcune startup: le idee lanciate e rivelatesi di maggior successo nel tempo, in particolare, hanno visto spesso una lotta serrata tra coloro che le appoggiavano uniti all’inizio, ma che poi hanno cominciato a sgomitare per impadronirsi di leadership e diritti vari fino alle conseguenze più drastiche.
Anche Twitter, il colosso di social networking e microblogging nato a San Francisco nel Luglio 2006, non si è sottratto alla tendenza che vuole ai ferri corti i fondatori delle web companies da un certo punto in poi della loro storia.
Intanto, mentre consideriamo questo caso come emblema di un trend piuttosto singolare, ci accorgiamo che lo spunto per creare quella che sarebbe diventata la più famosa piattaforma internet di messaggistica breve, arrivò peraltro in una situazione di stress per i suoi fondatori: nel 2005 accadde che Noah Glass cercò nel web designer Jack Dorsey e negli ex-Google Evan Williams (già ricco per aver inventato e ceduto “Blogger”) e “Biz” Stone, i compagni giusti per sostenere l’avvento di Odeo, programma per condividere in rete files audio/video generati dal cellulare; solo che Apple bruciò sul nascere le velleità commerciali dei nostri eroi, offrendo addirittura gratis, come funzione del primo IPhone e dei nuovi IPod, quella che in pratica era la declinazione per dispositivi mobili del podcasting.
Punto e a capo: Glass e la sua combriccola di creativi s’ìncamminarono lungo una strada che appariva interminabile, sessioni e sessioni di brainstorming per arrivare a concepire un progetto che li rimettesse in carreggiata nella corsa all’oro della Silicon Valley.
Cosa successe dopo? Nella Primavera del 2006, Dorsey ha l’illuminazione e la propone agli altri: si trattava di sviluppare un sistema per scambiarsi piccoli comunicati in tempo reale via web. Glass, vinte le sue perplessità, sposò l’iniziativa e la denominò “Twttr” (contrazione del verbo to twitter, cinguettare, in richiamo al social Flickr che per il suo nome aveva compresso un po’ il verbo to flicker), poi cominciò a lavorarci sopra con Stone, mentre Williams, scettico, ma sornione, supervisionava un po’ a distanza, pronto ad approfittare di un’eventuale svolta positiva. E lo fece (fino a rivelarsi spietato nella sua successiva scalata alla società), perché il nuovo prodotto internet della Odeo, una volta inaugurato ufficialmente in estate, gli diede sensazioni diverse rispetto a quando era solo un prototipo.
Nonostante le sue origini furono alquanto tormentate, Twitter vinse la sua scommessa e trovò la sua vocazione nel modo assolutamente originale con cui riuscì a diramare le notizie: aggiornamenti concentrati in 140 caratteri, comunicazione distillata, tono serio o faceto nei profili curati dall’individuo o dall’istituzione, passando dalla sfera pubblica a quella privata. E fu rivoluzione nella rivoluzione, perché laddove Internet aveva fornito un alfabeto, l'”Uccellino” di San Francisco coniò un linguaggio di sconvolgente immediatezza per i guizzi scritti dello star system e le scorrerie verbali dell’uomo della strada, arrivando a costituire lo strumento irrinunciabile per gli addetti ai lavori come per i responsabili di ogni campo e livello.
Oggi Twitter vola verso i suoi nove anni di vita, per niente stanco, nel bene e nel male, di essere testimone di eventi che segnano un’epoca, un ambiente, un’esistenza, un semplice momento anche dell’utente più anonimo.