Tutelarsi dai cookie

Sono ormai trascorsi tre mesi dall’ingresso in vigore delle legge che regolamenta l’uso dei cookie per tutti i siti web e, sebbene rappresentino la norma, sono continue le pubblicazioni di commenti e precisazioni su come si deve procedere, non essendo ancora chiaro per tutti.
In base alla legge per l’utilizzo e la gestione dei cookie, non è più possibile memorizzare questi piccoli file nei computer degli utenti che visitano un sito, per consentire così un loro riconoscimento alla visita successiva e fornirgli un servizio personalizzato. La legge, inoltre, obbliga i proprietari di siti web a dotarsi di un’informativa nella quale riportare le tipologie di cookie utilizzati nel sito e, in alcuni casi, di un banner per l’acquisizione del consenso da parte dell’utente.
La ragione principale per cui la legge è stata scritta riguarda proprio la privacy degli utenti. Una buona parte di chi naviga in internet non ha idea di cosa sia un cookie e, in generale, teme il web convinto che si tratti di un essere in grado di rubargli l’identità o di truffarlo.
In effetti, attraverso i coockie di profilazione, gli utenti possono essere monitorati durante la navigazione, regalando ai “setacciatori del web” le loro abitudini di consumo e modalità di consultazione online, anche allo scopo di inviare pubblicità scelte di servizi mirati. I siti di e-commerce, ad esempio, utilizzano strumenti come Adwords e Google Analytics. Le testate online o i blog si affidano invece ad Adsense.
I più insidiosi restano, però, i cookie utilizzati a fini di profilazione cosiddetti di terze parti. È infatti la normalità che cookie provenienti da altri siti possano essere presenti nella pagina web visitata da un utente e contenuti in vari elementi ospitati sulla pagina stessa come, per esempio, banner pubblicitari, immagini e video. Per esempio, il tasto di condivisione su Twitter alla fine di ogni post imposterà un cookie che potrà essere letto da Twitter: questo, come tutti gli altri collegamenti ad applicazioni di social network, sono cookie di terze parti.
In genere tra terze parti e sito partner, che ospita il cookie, il rapporto non è paritario come dovrebbe essere. Il controllo e le modalità di gestione di tali cookie, impostati sui siti partner, sfuggono del tutto ai titolari del sito, con il rischio di dare in pasto alle terze parti i dati dei visitatori. Questa è profilazione e dovrebbe essere fatta con il consenso informato dell’utente coinvolto. Banner e informative sulla privacy hanno proprio il compito di offrire qualche spunto di chiarimento e consentire ai navigatori virtuali di far valere i propri diritti.
A tal riguardo appaiono degne di nota le alternative offerte da Facebook. Il social network, in un’ottica di rispetto della privacy e tutela dei diritti dei suoi utenti, ci dà la possibilità di:

  1. decidere quali inserzioni pubblicitarie possiamo visualizzare, attraverso la possibilità di modificare e gestire ogni preferenza relativa alle inserzioni stesse (come spiegato in questa pagina);
  2. disattivare l’opzione di utilizzo delle nostre informazioni da parte di Facebook stesso o altre aziende partecipanti tramite la European Digital Advertising Alliance.

Secondo quanto emerso da un’indagine Doxa, il 72% degli utenti del Web è ora consapevole del proprio diritto di cancellazione dagli elenchi pubblici per tutelarsi dal web marketing, anche se il 33% degli intervistati non legge le avvertenze legate alla privacy perché troppo lunghe e farraginose. Meno pigrizia e qualche minuto di attenta lettura in più potrebbe salvarci da noiose e irritanti interruzioni della nostra attività di naviganti sul web da parte di banner e pop-up pubblicitari che debbono essere chiusi. Ricordiamocelo, per la prossima volta.
 
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