Scrivere per il web: tra post-verità e auctoritas digitale.

Si parla di frequente in Rete, nell’ultimo periodo, di un tema che potrebbe parere da addetti ai lavori, ma che in realtà appassiona molti, per i risvolti sociologici e culturali e per i (discussi e presunti) effetti su varie vicende della cronaca. Si tratta del concetto di post-verità.
Il termine è l’adattamento dell’inglese post-truth, ovvero ‘dopo-verità’, e denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica.
Il tutto si traduce nella virale diffusione di notizie non accurate (nella migliore delle ipotesi), o false (nella peggiore). Post-truth è stata eletta parola dell’anno da Oxford Dictionaries che ne ha rilevato l’incremento di diffusione nell’ultimo anno.
Non c’è dubbio che il fenomeno sia strettamente connesso alla circolazione delle notizie sulle piattaforme WEB e Social Media, che sono sempre di più strumenti di reperimento di informazioni, oltre e di più rispetto ai media tradizionali. Ma lasciamo da parte i casi in cui si ipotizza che si tratti di “bufale” fatte circolare ad hoc, e con tecnologia evoluta, per i più diversi scopi di propaganda. Qui ci interessano gli altri aspetti del fenomeno: come è possibile che vengano condivise in Rete notizie inverosimili e false? Come possono essere accettate passivamente? Non solo quando sono sottilmente verosimili, ma anche quando sono smaccatamente fasulle e facilmente smascherabili con un apparentemente semplice esercizio di raziocinio?

Alfabetizzazione digitale

I termini della questione potrebbero essere riassunti in due parole: alfabetizzazione e auctoritas. Da un lato infatti manca, diffusa e capillare, un’educazione alla scrittura digitale. La formazione alla cura editoriale è sempre stata una competenza di nicchia, beninteso. Ma mai prima d’ora il mondo ha conosciuto tali e tanti piccoli editori e scrittori, oggi possibili grazie a blog, forum, social media.
D’altro canto cultura e informazione in passato funzionavano secondo il principio dell’auctoritas. Scrivendo un articolo, facendo una ricerca o una tesi, si faceva riferimento a strumenti e autori noti e riconosciuti, su cui i tempi lenti della stampa e i costi del lavoro editoriale avevano già – a monte, per così dire – operato una selezione.
Al contrario ora, la grande offerta di contenuti presente in Rete, l’ampliamento della platea e il suo anonimato rendono difficile distinguere dove riposa l’autorevolezza, dove si trovano approfondimento e onestà della ricerca, quali notizie sono state verificate e passate al setaccio critico. L’intrinseca viralità dei mezzi poi amplifica gli effetti di disorientamento, creando una sorta di auctoritas a rovescio: non più fondata sulla qualità del messaggio e validata dalla competenza e professionalità del suo latore, ma dalla quantità di coloro che l’hanno riportata e condivisa.

Fonti e copyright nella scrittura digitale

Il problema ha due facce. Riguarda chi fruisce delle notizie, e se ne fa promotore e divulgatore passivo attraverso le sue piattaforme: in tal senso è auspicabile la diffusione di un comportamento etico anche nella condivisione e nel commento delle notizie e dei post. Ad esempio con un’adeguata scolarizzazione digitale che insegni l’ABC del pensiero critico, il riconoscimento dei registri e dei contesti comunicativi digitali.
Ma per quel che qui ci concerne, le modalità di produzione delle notizie stesse nei blog e sui social media costituiscono un nodo critico, ed esigono la divulgazione di una cultura editoriale digitale, intesa sia come produzione di testi per il web che di testi che dal web traggono linfa informativa.
Segnaliamo ad esempio l’iniziativa a cura dell’Accademia della Crusca, l’istituto che da secoli si fa promotore del buon uso della nostra lingua. Nella collana di agili volumetti “l’Italiano conoscere e usare una lingua formidabile”, pubblicati dal Gruppo Editoriale L’Espresso e diffusi attraverso il quotidiano la Repubblica, troviamo anche “Scrivere nell’era digitale” e i primi capitoli sono proprio dedicati a come gestire le fonti sulla Rete, ovvero come reperirne di autorevoli e come utilizzarle e citarle. Sì, perché anche il problema dell’originalità dei testi e del rispetto del loro autore è profondamente interconnesso con quello delle fonti e del riconoscimento della loro “bontà”.
Nel quadro allora della nostra serie di articoli sulla scrittura digitale, riassumeremo nella prossima “puntata” le best practice del lavoro di un moderno artigiano scrittore che lavora sul web o che dal web trae le sue informazioni, parlando di fonti e di copyright.

 

Approfondimenti

https://www.cabiria.net/blog/web/come-si-scrive-sul-web
https://www.cabiria.net/blog/i-social-network/come-scrivere-sui-social
http://corrierefiorentino.corriere.it
http://nuovoeutile.it/post-verita-ed-echo-chambers/