Reels contro Tik Tok: chi avrà la meglio?

Il 5 agosto è approdato in Italia e in altri 50 Paesi Reels, l’ultima novità di Instagram. Si tratta di una funzione che permette di creare video di breve durata e di arricchirli con musica, filtri, effetti o emoji. Si possono condividere nella sezione dedicata Esplora (in caso di profilo pubblico), nel proprio Feed o nelle Storie. Vi suona familiare? Ebbene sì, Reels è molto simile a Tik Tok e per questo ha ricevuto una quantità notevole attenzioni più o meno critiche.

Un prodotto efficace?

C’è chi apprezza e chi invece si è schierato completamente contro. Reels non solo è stato definito un “clone” della piattaforma cinese, ma un clone mal riuscito. Molti di quelli che hanno sperimentato entrambi affermano che i video creati con Tik Tok sono migliori e più semplici da realizzare. Su Reels non sono presenti alcune opzioni, come i suggerimenti sui brani o il taglio automatico delle clip, e questo rende il tutto un po’ più macchinoso e meno immediato. A proposito di critiche negative, Il New York Times non si è lasciato sfuggire nulla. Mentre Tik Tok è dedicata solo a questo tipo di contenuti, quindi è molto semplice e ordinata, Instagram no, e si rischia di trovarsi disorientati di fronte a un mix di immagini, video di lunga durata, post sponsorizzati e Reel. L’algoritmo di Tik Tok, definito ineguagliabile, ha la capacità di far emergere i video più creativi, anche se di persone non conosciute, e di farli diventare virali in poco tempo. Come ha scritto Vox, “TikTok non ha avuto successo perché Will Smith decise di iscriversi, ma perché intrigò utenti giovani e creativi con le sue opzioni per l’editing dei video e con un algoritmo che rendeva possibile farsi conoscere in poche ore”. Non c’è quindi da meravigliarsi se gli utenti si divertono di più su Tik Tok, un problema quindi per Facebook, proprietario di Instagram, che parte evidentemente in svantaggio.

Oltre ai difetti, Reels ha però dei punti di forza che non vanno trascurati. A differenza di Tik Tok, si ha la possibilità di condividere i video anche nelle Stories, comportandosi come una normale storia, e di poterli mandare in privato o ad un ristretto gruppo di amici, senza “l’obbligo” di pubblicarli e renderli visibili a tutti. Per i più timidi e riservati questo è senza dubbio un vantaggio importante.

La famiglia Facebook tenta il secondo contrattacco

Ma perché si è arrivati a questa “guerra”? Partiamo dagli inizi. Tik Tok nasce nel 2018 in seguito alla fusione con musical.ly (piattaforma che già nel 2016 Facebook aveva tentato invano di acquistare) e da quel momento la sua strada è tutta in salita. La concorrenza inizia a tremare, compreso Facebook, che prova subito ad arrestarne l’ascesa con il lancio di Lasso, una piattaforma simile che però non dà i suoi frutti. Adesso è la volta di Reels, il secondo contrattacco, che invece che essere una piattaforma a sé, è una funzione integrata in Instagram. È stato sperimentato in Brasile. Perché proprio in Brasile? Perché è il terzo Paese al mondo per numero di iscritti a Instagram, come riportano le statistiche 2019 di HootSuite, e luogo in cui Tik Tok non ha ancora spopolato. In questo modo le possibilità di abituare le persone a Reels piuttosto che a Tik Tok aumentano. Sembra che questa volta sia più ragionata e che segua le orme di una tecnica già usata in passato… Come ha affermato lo stesso Zuckerberg, “Instagram ha già utilizzato questa strategia di internazionalizzazione per lanciare le Stories quando Snapchat non era ancora così diffuso e ha funzionato sorprendentemente bene”.

Tempismo perfetto

Pur essendo Tik Tok così usato, diffuso e unico nel suo genere, il suo futuro non sembra promettere bene. Dopo il bando da parte del governo indiano e la questione americana Trump-Microsoft sulla sua acquisizione, il social del momento sta iniziando ad accusare una serie di colpi che potrebbero determinarne una pericolosa caduta. Ed ecco che subentra Facebook, con un tempismo perfetto, puntando ad occupare quella fetta di mercato che probabilmente verrà “liberata” dal suo rivale. In che modo? Non solo lanciando Reels, ma anche pagando con ingenti somme di denaro i TikTokers più popolari per “portarli dalla sua parte”. Alcuni di loro hanno accettato in toto la proposta, altri hanno acconsentito a pubblicare i video su Reels prima delle altre app, altri hanno deciso di abbandonare Tik Tok indipendentemente dalle offerte di Facebook per paura, appunto, del suo futuro. Che sia giusto o meno il modus operandi dell’impresa di Zuckerberg, stiamo assistendo ad una lotta in cui, come sempre, vincerà il più astuto.

Difficile fermare il gigante blu

Instagram si sta difendendo da tutte le critiche affermando che l’obiettivo è quello di lavorare al miglioramento dell’esperienza dell’utente, offrendo una possibilità di scelta, che prima di Reels mancava. Se questa tesi non convince, possiamo pensare che le mosse della famiglia di Facebook puntino a offrire qualcosa di sempre nuovo in risposta al comportamento delle persone sui social, o a evitare il consolidarsi di “terreni” di proprietà esclusiva degli avversari. Il fatto che Reels sia considerato “peggiore” di Tik Tok potrebbe quindi per Facebook non essere particolarmente rilevante, o almeno per adesso. Certo è che il rimanere un passo indietro non gli garba molto e che, come dice Veronica Gentili, “quando il gigante blu decide di muoversi sembra impossibile fermarlo”.

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